7 / 2010

Two Oceans, Marathon des Sables, La Via degli Dei, ecc..
TWO OCEANS

La corsa dei Due Oceani unisce l'Atlantico all'Indiano attraversando il Capo più meridionale dell'Africa, compresa la mitica "The Table" che è il simbolo stesso di Cape Town.
Si tratta di 56 chilometri, resi piuttosto duri dalla salita centrale ed agonisticamente impegnativi dalla grande partecipazione dei migliori maratoneti australi.
Infatti in Sud-Africa e Paesi circostanti è raro che un maratoneta non comprenda nel proprio programma agonistico la partecipazione alle grandi ultra-maratone, a partire appunto da questa Two Oceans e dalla succesiva grande Comrades.
Seguendo l'andamento degli ultimi anni, gli atleti del piccolo Lesotho hanno praticamente dominato aggiudicandosi tutto il podio ed occupando altre piazze nei primi dieci, in compagnia dei colleghi dello Zimbabwe.
Assente il vincitore dello scorso anno, il keniano John Wachira, a presentarsi per primo sul traguardo è stato Lebuthile Lebopo (3:06.18), che ha corso a lungo aiutato dal fratello, pure lui eccellente corridore. Seguono Moeketsi Mosuhli (3:07.29), Teboho Sello (3:07.44) e lo zimbabwiano Stephen Muzhingi (3:10.35).
Ma i veri "personaggi" di questa gara sono state ancora una volta le gemelline russe Olesya ed Yelena Nurgalieva, da tempo considerate stabilmente le migliori ultra-maratonete al mondo di questi anni, anche in virtù delle loro ripetute vittorie nelle Comrades.
Come al solito si sono messe in testa, tirando a turno, fino a che non sono rimaste da sole, il che è accaduto piuttosto presto, addirittura prima del passaggio alla mezza maratona. Ancora insieme ai 42.195 metri, transitati in 2:44.08 ed ai 50 chilometri (3:18.06), si sono giocate in famiglia la vittoria nel finale, dove ha prevalso Olesya in 3:41.53 davanti ad Yelena in 3:42.19.
Tempi finali e passaggi testimoniano di un impegno giudizioso, dal momento che sono state impegnate molto relativamente dalle avversarie, la migliore delle quali è arrivata con nove minuti di ritardo.Marathon des Sables

Come ogni anno di questi tempi ritorna la mitica corsa a tappe nel deserto marocchino, e ritorna alla vittoria uno dei fratelli Ahansal. Si tratta in questo caso di Mohamed che ha raccolto il testimone lasciato dal fratello Lahcen, che pare avere abbandonato questo genere di corse.
La vittoria del marocchino non è mai stata in forse: egli ha percorso le cinque tappe senza mai un cedimento, sviluppando un'azione progressiva che, giorno dopo giorno, lo ha portato a dominare una volta ancora.
Alle sue spalle è arrivato il corridore giordano Salameh Al Aqra, che non è propriamente uno sconosciuto. Egli infatti ha vinto più volte l'ultramaratona del Mar Morto, che si corre nel suo Paese ed inoltre in due occasioni ha vinto anche la maratona egiziana di Luxor.
Una crisi, brillantemente superata, ha invece colpito l'americano Michael Wardian, che ha potuto salvare un brillante terzo posto grazie alle risorse del suo grande fisico. Lui è invece ben conosciuto nel mondo dei "centisti" dove ha disputato più volte dei bei mondiali.
Segue una vecchia gloria, lo spagnolo Jorge Aubeso Martinez, seguito a ruota dal connazionale Aurelio Olivar. Noi italiani possiamo gioire per la sorprendente magnifica prestazione del sud-tirolese Kurt Ploner, che è emerso nella ultime tappe, dopo aver preso confidenza col deserto. Oltre a lui registriamo l'eccellente prova di Franco Zanotti, ottavo, e dell'immenso Marco Olmo, che a sessantuno anni ha saputo conquistare un incantevole tredicesimo posto, su di un campo di oltre mille partenti. Bene anche Luca Garzonio (23^) e Alessandro Tomaiuolo (29^)
Nella gara donne si è assistito fin dalla seconda tappa al ritiro della vincitrice degli ultimi due anni, la padrona di casa Touda Didi, vittima di un virus intestinale che l'ha costretta al ritiro, stessa sorte toccata a Lorenzo Trincheri, che stava facendo una grande Marathon des Sables.
La vittoria ha arriso alla catalana Monica Aguilera Villadoniu, che era stata nettamente battuta dalla nostra Daniela Gilardi nella tunisina 100km del Sahara. A contrastarla ci ha provato l'olandese Jolanda Linschooten, che è arrivata al massimo ad affiancare la catalana ma mai a superarla. Segue la britannica Jennifer Salter che ha preceduto di una sola piazza la nostra Alessia Bertolino, che può andare orgogliosa del suo quarto posto. Nel deserto non esistono medaglie di legno! Grandissima anche la palermitana Luisa Balsamo, che regala a sé stessa ed agli appassionati in magnifico sesto posto.
Occorre aggiungere i complimenti per tutti quelli che ci hanno provato? Non occorre, e sono più che meritati!

La Via degli Dei

Andrea Accorsi e Piero Paganelli hanno sommato la passione per il trekking a quella per la Storia ed hanno speso la vigilia di Pasqua ripercorrendo tutto d'un fiato l'antico tracciato che univa Firenze a Bologna. In molti tratti si tratta di un vero e proprio sentiero, che non manca tuttavia di porzioni di acciottolato etrusco, che impreziosiscono l'impresa.
Alla fine si contano 130 chilometri di percorso, con un dislivello positivo di circa 4000 metri, totalizzati prima salendo verso Fiesole e Monte Senario e poi, una volta scesi nel Mugello, su per il passo della Futa, con una infinità di saliscendi da superare.
I due bolognesi sono partiti da Piazza della Signoria a Firenze verso le sette del mattino per concludere in Piazza Maggiore a Bologna verso le quattro e trenta, in vista dell'alba di Pasqua.
Lungo strada non hanno mancato, come naturale, di soffermarsi a scattare foto e godersi la prospettiva di panorami incantati, che pure si trovano a pochi passi, talvolta, dalle vie di grande comunicazione e vengono regolarmente ignorati.
Il nome di Via degli Dei deriva dall'attraversamento molte località i cui toponimi si rifanno alle antiche divinità, ma i veri eroi sono coloro che in tutta modestia si sono caricati uno zaino sulle spalle ed hanno ripercorso quelle strade per il solo gusto di farlo.
Chissà, forse varrebbe la pena di organizzare su questo tracciato una gara vera e propria, che avrebbe tutte le carte in regola per diventare la regina dell'ultra-trail italiano..

Ultramaratona italiana: notevole crescita tecnica....

Abbiamo letto sorprendenti dichiarazioni di responsabili ufficiali che vantano una notevole crescita tecnica delle nazionali italiane di ultra-maratona del corso del 2009, dovuto al lavoro dello staff.
Vorremmo tanto che ciò fosse veramente accaduto, ma purtroppo così non è stato.
Maleauguratamente l'atletica è uno sport fatto di sacrifici e vicende umane appassionanti, ma alla fine quelli che parlano sono i risultati, con la loro fredda logica dei numeri.
Da statistici, senza commento alcuno, abbiamo dunque messo a confronto i risultati conseguiti dagli azzurri nel 2009, anno dell'entrata in azione di un nuovo staff, con il 2008, cioè l'ultimo anno della precedente gestione.
Il confronto è impietoso.
Sugli otto parametri considerati, in occasione dei rispettivi Campionati del Mondo, ben sei sono stati peggiorati nel 2009. Meno male che esiste la bella eccezione delle 24 ore femminili, dove abbiamo registrato la bellissima prova di Monica Casiraghi e di Annemarie Gross, nonchè il comportamento eccellente dell'intera squadra.
Anche l'ultramaratona si allinea dunque alle difficoltà generali dell'atletica italiana, ed a quelle della maratona in particolare.
Speriamo che complessivamente le cose vadano meglio nel 2010.

 

Campionati del Mondo a confronto

2009

 

 

2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

100km M

 

 

 

 

Calcaterra

3- 6:42.05

 

Calcaterra

1- 6:37.41

 

squadre M

2-20:43.15

 

squadre M

1- 20:35.26

 

 

 

 

 

 

 

 

100km F

 

 

 

 

Carlin

3- 7:53.58

 

Carlin

3- 7:35.38

 

squadre F

5-26:06.48

 

squadre F

4- 25:02.49

 

 

 

 

 

 

 

 

24 ore M

 

 

 

 

Baggi

14- 220.575

 

Cudin

16- 236.559

 

squadre M

14- 589.598

 

squadre M

5- 681.288

 

 

 

 

 

 

 

 

24 ore F

 

 

 

 

Casiraghi

3- 223.848

 

Barchetti

187.770

 

squadre F

3- 626.386

 

squadre F

480.767

 

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