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CONTRIBUTI AL FORUM

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22 aprile 2009 - Contributo di NOEMY GIZZI
Commento di Maurizio Crispi

Contributi - "E tu perche' corri?" (Noemy Gizzi)
Noemy Gizzi è una runner di buon livello, con la passione del trail e della corsa nella natura. Con un passato di giocatrice di beach volley, ha cominciato a correre agonisticamente circa cinque anni fa, ottenendo da subito soddisfacenti risultati, sino ad alcuni splendidi piazzamenti conseguiti nel corso del 2008, in alcune ecomaratone (Ventasso e Val D'arda, seconda donna in entrambe le competizioni) e  negli ultratrail (con un secondo posto femminile all'Ultratrail delle Porte di Pietra, in Liguria). Noemy è una runner dotata di buona tempra e del giusto equilibrio nell'affrontare l'agonismo sulle lunghissime distanze, nel senso che la sfida che lancia è innanzitutto con se stessa. Ma la sua sfida non vuole mai essere estrema e all'ultimo sangue. Noemy è una che vuole correre con il sorriso negli occhi e che, in definitiva, pur accettando alcune delle regole dell'agonismo, non vuole arrivare al punto di farsi male pur di perseguire, sino alla'auto-distruzione, la voce dell'orgoglio o il principio del "mai mollare". Nella ricerca della gioiosità della corsa e del gesto atletico è molto vicina a Ivan Cudin, ma alcuni suoi principi - questa "filosofia" cui accennavo - sembra più vicina a certi principi di vita orientali. Recentemente, dopo la bella prestazione alla 100 km di Seregno è stata selezionata per far parte della nazionale azzurra 100 km per i Mondiali 100 km che si svolgeranno a Torhout, in Belgio il prossimo giugno.
Lo scritto che ci ha inviato, "E tu perchè corri?" riflette appunto il suo modo di approcciarsi mentalmente e emozionalmente alla corsa.
Di seguito il suo articolo.
 
 
 
 
 

“E TU, PERCHE’ CORRI?”
 
 
(Noemy Gizzi)
 
 
 

 
 
 
Non credo esistano mondi che presentano così tante sfaccettature e contraddizioni come quello dei runners amatori. In questi 3 anni di maratone e ultra, mi sono imbattuta in una tale varietà di approcci alla corsa da non essere ancora riuscita a dare una risposta alla fatidica domanda: “Perché corriamo?!?”.
Ci sono i SUPERFANATICI, quelli che seguono alla lettera le tabelle, non saltano un allenamento nemmeno a morire, sono a dieta 365 giorni all’anno, corrono una maratona alla settimana e farebbero carte false per partecipare alla 100 km del Passatore, o all’Ultra Trail del Monte Bianco. Di queste persone non sono ancora riuscita a capire se sono animate da una vera passione, o se si servono della corsa solo per ovviare ad un’inquietudine di fondo che li porta a dover sempre dimostrare di essere forti e invulnerabili.
Ci sono poi quelli che dimostrano pari assiduità negli “allenamenti”, ma che a domanda rispondono: “Io gare?! No, grazie. Io corro solo per star bene”. Come a dire che quelli che gareggiano non se la passano poi così bene… Pur nutrendo per loro una grande ammirazione, non sono mai riuscita a comprenderne fino in fondo la ritrosia ad affrontare gare. Ho come la sensazione che si perdano la parte più autentica della corsa, quella che nasce dall’istinto primordiale dell’uomo di misurarsi con gli altri e primeggiare. Sana competizione che fa bene al fisico e alla mente, che dà un senso a tutta la fatica degli allenamenti, e dà la possibilità di confrontarsi e migliorarsi.
Certo, ci sono coloro che estremizzano questo approccio, dimostrandosi disposti a tutto pur di arrivare davanti agli altri. Li si riconosce facilmente sia nelle gare su strada che in quelle di trail, perché o tentano di intrufolarsi con ogni mezzo nelle griglie di partenza dei top runner, o tagliano il percorso, o non assistono un concorrente in difficoltà.
E qui voglio soprassedere sui casi di doping, che è quanto di più scorretto e moralmente ignobile si possa arrivare a fare per vincere...
Una citazione a parte la meritano coloro che “usano” la corsa per dimagrire. Per perdere kg sono disposti a tutto, anche se detestano la corsa. Piccoli “kamikaze” che non capiscono che la corsa di certo aiuta, ma non può bastare a smaltire le super-abbuffate domenicali. Forse basterebbe un approccio più equilibrato e sereno con il cibo e la propria immagine per stare meglio. Lo dico soprattutto pensando a coloro che, dopo un allenamento, pranzano con una mela, o a quelli che, negli afosi pomeriggi di luglio, corrono con felpa e k-way, solo per salire sulla bilancia e scoprire di aver perso 2 kg...
Infine, ogni tanto si ha la fortuna di incontrare LORO, personaggi alla Bruno Brunod, o Roberto Ghidoni, o Marco Olmo. Gente di montagna, un po’ ruvida, silenziosa, umile, che lascia che a parlare siano le proprie imprese. Gente dal volto scavato dalla fatica, che si porta dietro un mondo infinito di esperienze, ma che a parlarci ti fa sentire una di loro.
Che tipo di runner sono io?!
Di sicuro, ho attraversato la fase del fanatismo esasperato, quello in cui contava solo macinare km.
Ho superato anche la fase in cui un infortunio mi faceva crollare il mondo addosso e mi metteva mentalmente KO.
Sono ora nella fase in cui ADORO correre, ma non più in maniera compulsiva. Ascoltarmi e mettere d’accordo mente e corpo è ora diventato molto più importante che non una seduta di lunghissimo.
È come se la corsa mi stesse rendendo un po’ più presente, e in grado di vivere le emozioni in maniera più autentica.
Ho scelto il mondo delle ultra, perché mi sembra meno fanatico, e un po’ più vicino a quel concetto primordiale di corsa istintuale che mi appartiene.
E poi perché alla fine di gare lunghe ho sempre la (bellissima) sensazione che i lati spigolosi del mio carattere si smussino un po’, e la mia mania di perfezionismo si ridimensioni.
Corro perché godo nel vedere i confini dei miei limiti fisici spostarsi sempre più in là, e perché ogni volta non so fino a che punto mi potrò spingere. Comunque sia, credo che ci sia una cosa che ci accomuna tutti.
È il fatto di avere un SOGNO nel cassetto. Piccolo o grande che sia, che si tratti della convocazione in Nazionale, o del portare a termine la prima maratona, o migliorare il proprio personale, o perdere 10 kg, non importa.
È lui che ci fa sembrare un po’ meno grigie le giornate uggiose in cui corriamo sotto la pioggia e un po’ più sopportabile il disagio di certi allenamenti in cui le gambe proprio non ne vogliono sapere di girare.
Agli occhi dei “profani” sembrerà cosa di poco conto, ma NOI sappiamo bene che non è così….
E buone corse a tutti!

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