di Ciro di Palma
Inseguendo un sogno...passando da San Benedetto del Tronto. L'ultimo atleta e' arrivato...bravissimo anche a Lui,cala il sipario sull'ottava maratona sulla sabbia di San benedetto del Tronto che quest'anno ha visto la nascita anche della prima ultramaratona sull'arenile marchigiano.Tutto e' nato per caso,inseguendo il mio sogno chiamato Spartathlon e dovendo fare un allenamento lungo in preparazione della 100km di Seregno mi son detto "Quasi quasi vado a correre a San Benedetto del Tronto,cosi' colgo anche l'occasione di vedere un po' di amici",avendo contattato gia' prima Mario ed Enrico che mi avevano assicurato la loro presenza.Detto ...fatto!!! L'atmosfera e' molto cordiale e noto subito che Francesco,l'organizzatore,si fa in quattro per farci stare tutti a nostro agio,mi risolve un problema con l'iscrizione,ed e' sempre con noi.La cena del sabato ,fantastica, tutt'insieme com'era capitato dall'amico Enrico alla sua corsa qualche settimana prima...risate,applausi...Denise che fotografava tutti,insomma bello bello. La mat tina della gara tutti in spiaggia a prepararsi,chi ascoltava musica,chi fotografava,chi chiacchierava,chi aveva i suoi riti scaramantici...gli unici che lavoravano per noi erano Francesco ed il suo gruppo intenti a farci trascorrere una piacevolissima mattinata come poi cosi' e' stata.Giornata ideale per correre,tranne verso la fine che c'era un po' di vento...ma e' dettaglio.Grandi nomi alla partenza come il pluridecorato SuperMario Fattore,il grande Marco Olmo,il mitico Enrico Vedilei ed altri...io facevo parte del gruppo degli sconosciuti.Pronti via,i primi giri sono stati i giri dei saluti perche' incrociandoci ci si vedeva,ci si salutava ,si battenva il cinque...insomma era l'inizio.Mi metto sul mio passo,gli altri sfrecciano come bolidi e non riesco mai ad avere la cognizione della classifica,anche se sapevo di essere abbastanza avanti perche' poi un po' d'occhio vedendo gli altri correre ce l'ho,pero' non sapevo chi facesse la maratona e chi corresse la ultra e poi perche' gli organizzatori avevano dato l'opportunita' agli ultramaratoneti di fare un giro in meno se non ce l'avessero fatta ed essere classificati nella maratona.Tutto bene,tutto procede perfettamente,gente simpaticissima ai ristori dove mi fermo sempre facendo due chiacchiere e poi ripartendo(l'ho fatto sempre),quando passavo dal traguardo duettavo con lo speaker perche' avendo la bandiera dell'Inter alla canottiera ero ormai diventato il bersaglio e cosi' ci siamo divertivi.Intanto i chilometri passavano i volti erano sempre piu' sofferenti,raggiungevo Stefano ,lo spronavo,raggingevo Gianluca e cercavo di invogliarlo a continuare,raggiungevo Fabio e gli davo dei consigli su alcuni suoi comportamenti in gara...Tutti tirati tranne me che ad un passaggio sul traguardo ho mi son pure fermato...ho fatto qualche passo di samba stile Ronaldinho, tra gli applausi dei presenti sono ripartito.Altri chilometri ancora e la gente sempre li a correre non ho mai negato un incoraggiamento a chi ved evo in forte difficolta e credo che anche al primo che ha vinto la ultra quando ha passato l'ultimo controllo e mi ha incrociato mentre stavo per passare io, gli ho detto qualcosa per incoraggiarlo...pero' non sapevo che lo seguivo cosi' da vicino.Ho saputo di essere secondo all'ultimo controllo quando scherzando con l'addetta le avevo detto"giuro che da qui non passo piu'" e lei mi fa"dai impegnati sei secondo ce la fai"Onestamente,c'era poco spazio per un ulteriore recupero forse ci fosse stato un altro giro vedendo i parziali avrei potuto anche fare un tentativo.Ho tagliato il traguardo sempre felicissimo e la signora per giunta si e' pure sbagliata a darmi la medaglia,quando gliel'ho fatto notare mi fa:"Hai corso la cinquanta? Hai gia' finito?" e giu' una gran risata da parte di tutti...FANTASTIKO.Concludendo devo fare i complimenti agli organzzatori e gli auguro che possano avere numeri sempre maggiori d'iscritti.Grazie e Grazie ancora.Un ottimo allenamento,un'ottima gara ,una stupenda organizzazione...Una sola cosa la posso dire? :"France',mannaggia a te il premio del secondo classificato alla 50km era una tuta fantatica ...un solo problema andavo detro tre volteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee" Comunque siete stati grandi e grande sono stati tutti gli atleti e le persone che erano presenti lì.
15 dicembre 2009: LA MIA BOA VISTA ULTRAMARATHON
di Marco Mazzi
10 dicembre 2009: LA MIA SANTELYON 2009
di Michele Rizzitelli
06 ottobre 2009: SPARTATHLON vs 9 COLLI
di Antonio Tallarita
Un personale sulla 24 ore di 216,402 km, che rappresenta la terza miglior prestazione italiana dell'anno di specialità.
Ma di Antonio colpisce la tranquillità d'animo e la semplicità con la quale affronta questi impegni, anche ravvicinati nel tempo, senza mai perdere il sorriso. Qui di seguito pubblichiamo un suo interesante confronto tra le 2 gare più dure che ha condotto in porto da ssoluto protagonista.
Non ho mai scritto impressioni su gare e non ho mai raccontato quello che vivo e sento dentro di me prima, dopo e durante una manifestazione. Oggi voglio provarci cercando di raccontare le differenze sia di percorso che organizzative, da me riscontrate in queste due ultra.
Alloro cominciamo a parlare di questo inferno che porta in paradiso.
Della” Nove Colli” ricordo la partenza, durante la quale, insieme all’amico Piero Paganelli precedevo l’ambulanza; il messaggio e lo sprone di Giorgio Garello in cima al Barbotto: “dai Antonio, adesso sei il primo. Gli altri si sono fermati tutti. Se sai gestirti puoi vincerla”. L'alba del secondo giorno, quando al 184° km disidratato e sofferente di ipotermia mi sono disteso per terra e mia moglie, che era arrivata dall’albergo, mi svuotava bottiglie di acqua sulla testa per farmi riprendere dall’eccessivo caldo accumulato; l’arrivo con migliaia di spettatori che urlavano ed applaudivano e Mario Castagnoli, l'organizzatore, che mi correva un passo dietro pieno d'euforia, come a prendermi a calci in c…dicendomi “…Meno male che eri preoccupato delle salite”. Vivo a Reggio Emilia e nel mio percorso di allenamento, che ci crediate o no, non incontro neanche un cavalcavia.
Della Spartathlon ho impressi i bei fotogrammi legati alla convivialità che ha preceduto la gara,assieme agli italiani. Poi via, subito volano in strada le mie memorie, dove incontrano la mulattiere sconnessa che dal check point 47 (km 159.5, passaggio in 15 ore e 36 min) porta in cima al passo Siagas ( 300 metri di dislivello da superare in 2,7 km) e poi giù fino al check point n. 49. nel mezzo milioni di scintille, accese da una notte stellata e da grandi emozioni e brividi sulla pelle. Per poi culminare con l’arrivo festoso e la bandiera italiana tra le mani; la bionda bambina allegra e pimpante con la quale ho percorso gli ultimi 400 metri tenendoci per mano e tutti gli amici che festeggiavano il mio arrivo,con mia moglie che urlava e strozzava un nodo in gola e una lacrima di gioia condivisa.
Il resto è quasi rimosso e dovrei scavare per ricercarlo e metterlo a fuoco. E visto che ho deciso di raccontarmi ci provo.
Percorrendo la strada che da Atene porta a Sparta, vi può sembrare strano, correvo cercando una risposta da dare alle domande: quale delle due è più dura? Quale delle due è più bella? Quale delle due trasmette maggiore carica emotiva e in quale momento? Quale delle due fosse la più lunga lo sapevo già. Spartathlon 245,3 km, Nove Colli 202 km. Così come sapevo quale fosse il dislivello totale di entrambe, rispettivamente circa 1600 metri la prima e 3500 metri la seconda. Quindi possiamo dire che La Nove Colli e la Spartathlon sono due ultra molto diverse. Non si somigliano per nulla, oltretutto una è più lunga dell’altra del 20 %. Mentre la seconda ha un dislivello doppio rispetto alla prima.
Allora analizziamo le altre differenze.
Alla bellezza del paesaggio ed alla serenità che trasmette la montagna romagnola si contrappongono il paesaggio arido, un ambiente molto rumoroso, dovuto all’intenso traffico lungo le strade, ed una aria quasi irrespirabile della Spartathlon. Al buio della notte dove puoi osservare un paesaggio da mille ed una notte e le lucciole che ti illuminano la strada buia delle montagne italiane si contrappongono paesaggi bui e senza visione con auto che ad una velocità elevata sfrecciano con i fari accesi saltuariamente, accecandoti per qualche secondo. Gran parte del percorso è fatto di tratti corsi sulle tangenziali, scorrimenti veloci e strade statali di grande comunicazione.
Alle salite e discese ripide e relativamente corte, dove sputi anche l’anima, della Nove Colli, si contrappongono lunghissime salite e discese dolci dove è possibile continuare a correre per quasi tutto il percorso della Spartathlon.
Ai 202 km di asfalto della Nove colli si contrappone una gara con alcuni tratti di sterrato, di strada sconnessa e un tratto di mulattiera della Spartathlon.
All’arrivo da ingresso in paradiso (per le migliaia di persone presenti dovuto alla concomitante gara ciclistica) della Nove Colli, si contrappone un arrivo presenziato da poche centinaia di persone; per lo più atleti ritirati e loro familiari. Pochissimo il pubblico locale composto prevalentemente di bambini che finalmente vivono un giorno di festa.
Arrivare tra i primi alla Nove Colli significa avere un pubblico che per tutto l’ultimo chilometro ti applaude su entrambi i lati della strada. Arrivare tra gli ultimi è come arrivare in una normale gara podistica. Tanta gente indifferente.
Arrivare primi alla Spartathlon significa arrivare da soli quasi in solitaria. Ogni tanto penso al Giapponese che è arrivato alle 7 di mattina. Non sono ancora arrivati gli atleti ritirati e nemmeno i familiari di quest’ultimi e l’assenza del pubblico locale rende misero l’entusiasmo e la soddisfazione di aver toccato i piedi della statua di Leonida.
Arrivare tra gli ultimi alla Spartathlon significa avere un bagno di folla di atleti che hanno vissuto l’emozione prima di te e sono li a trasmetterti il loro entusiasmo e tutta la loro forza.
All’onore di una intervista sul palco della Nove Colli si contrappone una cerimonia che sa di mitologico e che vivi con carica emotiva ed entusiasmo epico.
Ad una medaglia non medaglia della Nove Colli (all’arrivo ti consegnano quella dei ciclisti) si contrappone un trofeo ed una corona di ulivo che per l’atleta della Spartathlon assume un valore inestimabile.
Ai ristori poveri, non indicati e spesso troppo lontani uno dall’altro (anche 10 -12 km) della Nove Colli si contrappone una macchina organizzativa perfetta ed attenta che ti permette nei 75 check point (uno ogni 3 km circa) di avere tutte le informazioni necessarie per affrontare la gara: km percorsi e mancanti, tempo massimo, distanza prossimo check point etc. Peccato che molti di questi fossero imprecisi, poi risultati invertiti. Luculliani i rifornimenti ...
Ai tempi massimi senza “sapore” ed indicati come per necessità della Nove Colli si contrappongono precisi e rigorosi controlli selettivi che ti fanno vivere con stress gran parte della Spartathlon.
Alla presenza di circa 100 atleti italiani già consapevoli di non fare tutta la Nove Colli, si contrappongono circa 400 atleti (appartenenti a più di 30 nazioni) intenzionati a portare a casa il trofeo e la corona di ulivo, anche a costo di sputare l’anima.
Ad una cerimonia di premiazione della Nove Colli imbastita alla “casalinga” , si contrappone una grande festa in uno dei migliori Hotel /ristorante di Atene da farle assumere il ruolo di momento culmine di tutta la manifestazione.
Entrambe le gare sembra non abbiano nulla in comune, in realtà non è così. Hanno in comune alcuni ristori ricchi e generosi, l’assenza di pubblico sia lungo il percorso sia nei paesi che si attraversano indifferentemente che sia giorno o notte ed un costo di partecipazione veramente ridicolo.
In conclusione:
la Spartathlon è una gara molto pericolosa (per questo sono vietati Hipod e telefonini) e lunga. Diventata un mito grazie alla rievocazione storica concentrata all’arrivo. E’ un mito perché i Greci costruendo una macchina perfetta attorno a questa rievoicazione epica sono riusciti a creare una manifestazione emozionante, capacite di esercitare un fascino calamitante. L’ unico momento in cui puoi ritenerti veramente un antico militare di Sparta è il tratto di strada tra il check point 47 ed il 49. Qui si affronta a pieno petto la montagna (300 metri circa di dislivello in 2,7 km ) percorrendo una mulattiera sconnessa dove fai fatica a trovare il giusto appoggio e cammini cercando di non scivolare a causa del movimento relativo tra i vari sassi che stai calpestando. Qui si procede di notte.
La Nove colli è bellissima e molto dura (pericolosa sul finale quando i ciclisti raggiungono i podisti, divedendo una comune carreggiata troppo stretta per entrambi). Ha bisogno di una organizzazione che dia il giusto spirito senza renderla una banale gara su strada di 202 km.
In entrambe le gare sono partito molto prudente (è una mia caratteristica ). Alla Nove Colli ero ultimo insieme a Piero Paganelli. Discutevamo della Spartathlon. Mi raccontava la delusione di non aver concluso la gara. Dietro di noi l’ambulanza che sembrava spingerci.
Dopo pochi km della partenza alla Spartathlom, mi guardavo dietro come a cercare la conferma che non ero l’ultimo. Raggiunto Giorgio Garello, ci siamo messi a discutere sul bilancio dell’anno in corso e sulla preparazione per affrontare questa gara. Entrambi eravamo sereni e sicuri di aver fatto il possibile. Io mi onoravo di corrergli a fianco e lui ricambiava gli elogi parlando dei miei risultati. Poi Giorgio ha ingranato la marcia e sono tornato ad essere solo.
Il risultato finale dice tutto: 2° assoluto alla Nove Colli in 23 ore 44 min. 17 ° assoluto alla Spartathlon percorsa in 28 ore 35 min. 2° degli italiani dietro quel grande, prima di tutto uomo e poi atleta, che è Ivan Cudin. Entrambi abbiamo battuto il precedente record italiano di Lucio Bazzana che resisteva dal 1996.
Alla Nove colli sono stato primo dal Barbotto (4° colle) fino alla fine della discesa del Garolo (ultimo colle).
Alla Spartathlon sono arrivato fino alla decima posizione (passaggio al 40° check point 139,8 km in 13 ore 18 min) poi la salita e il dolore ai metatarsi oltre all’aver accelerato nella parte centrale della gara, hanno fatto la differenza con gli altri 7 che mi hanno superato.
Se in futuro dovessi rifare le stesse ultra farei tesoro dell’ esperienza accumulata e mi organizzerei come segue.
Nove colli: assistenza continua, in alternativa grande marsupio con almeno 2 borracce da mezzo litro ed ampie tasche per integratori.
Spartathlon: scarpe da trail da indossare dal check point 47 al 49 per poi rimettere le scarpe da strada. Lampada a 60 led (ne ho vista una bellissima e leggera in un negozio di cinesi vicino a casa mia a 12 euro) per illuminare il tratto sopraindicato.
Ultima considerazione: non esistono ultra facili e semplici o dure e pesanti. Tutte sono dure e massacrante. Le ultra si corrono con la testa e non con i piedi".
In bocca al lupo a tutti
Antonio
di Antonello Martucci
Sono le h12 di Sabato 3 ottobre ed i rintocchi delle campane di una
vicina Chiesa sembrano annunciare una festa...
E' da più di 2h che la famiglia dell'Ultra corre lungo il micidiale
percorso di 2Km che si snoda nel borgo di Capraia, caratterizzato
dalla ripida salita che conduce al castello e da un altrettanto
impegnativa discesa.
Giro dopo giro il castello alza la voce attraverso i suoi gradini che
sembrano diventare sempre più taglienti per le gambe degli impavidi
ultramaratoneti.
Forse il Signor Castello vuole far ricordare a tutti una parola come
"il rispetto" molte volte dimenticata, oppure si tratta solo di un
sussulto di orgoglio dopo i fasti di un tempo.
Già il passato...ci sono i miei cugini lungo il percorso ad
incitarmi...nella fanciullezza dei loro figli mi rivedo bambino;
riscopro la mia innocenza e la voglia di sognare:così il legame tra
noi dell'Ultra mi fa pensare ad un Mondo finalmente sereno e solidale.
Infine, gli incitamenti del Presidente IUTA ai suoi "figli" mi
trasportano fuori dal tempo o, meglio, fuori dai tempi.
Ma al di là delle insidie e dei gradoni del loro burbero padrone, il
Castello, ci sono i cuori di 177 atleti che battono per un'unica
passione: l'ultramaratona!
di Antonello Martucci
UN INCONTRO DI 6h
Dopo un ultra viaggio da Cuneo, con partenza nel tardo pomeriggio di
Venerdì, terminata la giornata in ufficio, Sabato, poco prima dell'ora
di pranzo arrivo finalmente a Luco de' Marsi, un piccolo e
caratteristico borgo in provincia de L'Aquila, ovviamente per
partecipare ad un'ultra, la mia decima in un anno di attività
podistica: la mitica 6h della città di Angizia "griffata", oserei
dire, Angelo Massaro, un infaticabile ultramaratoneta ed
organizzatore.
L'anello di poco più di 1Km, prevalentemente pianeggiante, salvo un
piccolo strappo, si sviluppava nel centro storico cittadino, ed era
caratterizzato da un tratto dove gli atleti si incrociavano prima e
dopo il giro di boa: era qui che sarebbe nato così un incontro
speciale...un incontro di 6h.
Salutavo gli amici di tante battaglie, dando qualche cinque e
ricevendo anch'io incoraggiamenti e saluti: questo era il ristoro più
bello.
Ancora una volta la fatica e la passione comune, erano l'occasione per
abbattere virtualmente quelle transenne che dividevano le due
direzioni di marcia ed esaltavano il nostro senso di appartenenza alla
grande famiglia dell'Ultramaratona.
Gli adesivi con il numero di pettorale incollati sull'asfalto, allo
scoccare della sesta ora, ne erano una testimonianza.
Quest'incontro, così lontano da casa, ma così vicino al cuore ha così
allietato la sf












