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LEWIS "Deerfoot" BENNET

Di Franco ANICHINI

Lewis "Deerfoot" Bennett
 
 
 
In Europa correva l'anno 1570 quando nei territori americani compresi fra i Grandi Laghi e la costa atlantica erano stanziate sei etnie native, genericamente raggruppate nel nome di Iroquois (Haudenosaunee), continuamente in lotta fra di loro, cosa del tutto normale in quei territori.
Ma le tribù avevano una caratteristica poco comune nel continente nord-americano dell'epoca, in quanto tendevano a stanziarsi stabilmente in un luogo, anzichè muoversi a seconda dell'andamento stagionale. Questa caratteristica era determinata dallo sviluppo dell'agricoltura, tipico di quelle genti, che si accompagnava alla tradizionale caccia dei grandi animali migratori ed a quella degli animali da pelliccia. A causa di ciò le Sei Tribù erano chiamate anche "Lunghe Case" perchè costruivano insediamenti stabili costituiti da lunghe costruzioni in cui abitavano intere famiglie.
In una situazione simile la conflittualità permanente era un problema davvero serio, finchè non cominciarono a seguire gli insegnamenti di un profeta Mohican, chiamato Deganawindah e del suo allievo Hlawatha. Il nome è stato tradotto con l'espressione "peace maker" (portatore di pace) ed egli, si narra, ha cantato una canzone, che è diventata patrimonio culturale comune di quelle genti, che inizia con le parole "tutti gli uomini nascono liberi sotto il cielo". E' storicamente accertato che i Padri della Patria degli Stati Uniti conoscevano quella canzone quando posero mano a scrivere la Dichiarazione di Indipendenza, che sarebbe diventata la base della più antica Costituzione Democratica della Terra.
Merita ricordare il nome delle Sei Tribù: Cayuga, Mohawk, Oneida, Onondaga, Seneca e Tuscarora
Al tempo delle guerre di liberazione americane le tribù però si divisero ed alcune parteggiarono per gli inglesi. In conseguenza di ciò il generale George Washington diede ordine di radere al suolo le loro città, tutte, e per questo motivo nella lingua dei nativi egli è ancora oggi chiamato "distruttore di città" e anche "uccisore di donne e bambini".
Ma il genocidio non distrusse completamente le Sei Tribù, in quanto molti di loro trovarono rifugio in Canada e, bene o male, tirarono avanti più o meno fino ai giorni nostri, quando siamo noi che cominciamo ad accorgerci di avere un disperato bisogno della loro cultura basata sul rispetto assoluto per la natura, la Grande Madre di tutti.
Un discendente di coloro che si salvarono divenne universalmente noto alla metà dell'ottocento, grazie alla sua straordinaria abilità nella corsa, uno sport professionistico che all'epoca diventava sempre più popolare, muovendo anche consistenti attività economiche.
Il nome di questo corridore era Lewis Bennett, detto Deerfoot, ed apparteneva all'etnia Seneca, nel clan Snipe, stanziato nella riserva Cattaragus nello stato di New York. La sua storia è così emblematica che il grande Roberto L.Quercetani ne ha fatto un simbolo fin dall'introduzione della sua opera fondamentale sulla storia dell'Atletica moderna.
La sua data di nascita è sconosciuta, ma viene collocata attorno al 1830. Di lui sappiamo che divenne professionista intorno al 1850, ottenendo subito prestazioni di grande rilievo. Su queste sue prime gare sappiamo poco in termini modernamente accettati anche sul piano statistico, ma sono abbondanti le cronache mirabolanti che ne descrivono lo strano stile di corsa (busto in avanti e notevole movimento di braccia) ed i suoi sistemi di allenamento, rigorosamente segreti, di cui si dice solo che erano basati sulla tradizione nativa. Deerfoot viene inoltre descritto come una persona molto serena ma dal carattere altero e riservato. Spesso si presentava alle corse abbigliato di tutto punto nelle vesti tradizionali della sua gente, contribuendo così ad alimentare la sua popolarità, giunta al limite della leggenda.
L'unico risultato passabilmente credibile di cui disponiamo risale al 1856, quando percorse 5 miglia in 25 minuti durante la Fiera di Erie, nello stato di New York, vincendo un premio di 50 dollari. Fatti i debiti calcoli risulta che tale prestazione corrisponde a 31.04,1 sui 10km. Niente male!
La svolta della sua vita arrivò nel 1861, quando il manager inglese George Martin giunse negli Stati Uniti con quattro forti corridori britannici, allo scopo di dare vita ad una serie di sfide con i migliori americani. Questi podisti inglesi erano piuttosto forti, nella grande tradizione del loro Paese, e vincevano di solito agevolmente, fino al giorno in cui incontrarono Deerfoot. Il Seneca, abbigliato come al solito, mise in campo una tattica che gli diventò abituale: partenza rapida, poi un leggero rallentamento fino a farsi raggiungere seguito da uno scatto bruciante prima del finale, che stroncava le gambe agli avversari.
Impressionato dalle doti del nativo americano, Martin pensò bene di ingaggiarlo e se lo portò in Inghilterra, allo scopo di farlo incontrare con i corridori davvero forti. Stordito dal viaggio Lewis perse la prima sfida, ma vinse tutte le successive salvo l'ultima, durante un periodo di 87 settimane. I suoi guadagni crebbero in maniera considerevole, stabilizzandosi attorno alle 1000 sterline per ogni uscita: un capitale!
In quel periodo Deerfoot corse ben 130 volte, ottenendo prestazioni anche cronometriche di grande valore, culminate con la sfida dell'aprile 1863 contro il fortissimo William Lang.
Prima di quella memorabile sfida Lewis si appassionò particolarmente alla corsa di un'ora, dove ottenne brillanti prestazioni, ovvero 11 miglia e 750 yards nel gennaio 1863 e 11 miglia e 880 yards nel febbraio. In quella corsa egli si fermò dopo 59.44, cioè sedici secondi prima dello scadere, avendo già vinto la scommessa fissata per la gara e per questo motivo mancò di pochi metri il primato mondiale.
La corsa dell'ora era stata sempre molto popolare sul suolo britannico. Gli storici fanno risalire la prima corsa documentata al 1690 quando un macellaio di Leeds, tale Edward Preston, scommise di percorrere più di 10 miglia in un'ora, riuscendo nell'impresa. Lo stesso corridore si recò poi a Londra, correndo travestito per ingannare gli scommettitori e riuscendo così a guadagnare diverse migliaia di sterline. Ancora, nel 1753 tale Woolley Morris corse le 10 miglia in 54.30, ma fu colpito da infarto nel finale e morì sul campo di gara. Una sventura simile era capitata pochi anni prima al gallese Cutro Nythbran, che fece 10,4 miglia in un'ora, ma venne complimentato troppo calorosamente da uno scommettitore, che gli vibrò una potente pacca sulle spalle, che ne provocò il decesso.
La prima vera sfida sull'ora di corsa ebbe luogo nell'ottobre del 1844, ad Hoboken, nel New Jersey e vi presero parte numerosi atleti non solo americani, ma anche britannici, messicani e nativi. Vinse John Gildersleeve con 16.966km, dopo che lo scozzese Greenhalgh era passato in testa alle 10miglia in 57.01,5
L'anno dopo, in Inghilterra, vi fu a sua volta una grande sfida fra due atleti di tutto rispetto: William Hewitt e William Sheppard. La gara venne tirata da Sheppard, dopo che i contendenti avevano percorso il primo miglio in 5.05. Egli transitò per primo alle 5 miglia (26.17) ed alle dieci (53.35) ma nel finale dovette cedere il passo a Hewitt che concluse con 17.739km in un'ora.
La grande sfida fra Bennett e Lang aveva dunque dei precedenti illustri e avvenne proprio sulla distanza di un'ora e in quell'occasione accorsero più di 30.000 spettatori (paganti). Le scommesse salirono alle stelle, al punto che una cronaca dell'epoca riferisce che "molti spettatori che erano venuti a cavallo dovettero tornare a casa a piedi". Le ferrovie inglesi organizzarono treni speciali e gli organizzatori transennarono tutto il percorso di un miglio, ma nonostante questa precauzione eccezionale per l'epoca, la corsa rischiò di essere annullata per l'invasione del percorso da parte degli spettatori.
William Lang ricevette poche puntate e quindi si pensò bene di assegnare a Deerfoot 100 yards di handicap, come nelle corse ippiche, allo scopo di equilibrare le puntate.
Derrfoot fu quindi costretto a partire ancora più velocemente del solito, ma riuscì ad annullare l'handicap solo a metà corsa. I due avanzarono quindi appaiati, passando insieme alle 10 miglia, coperte in 51.26. A questo punto Deerfoot si produsse in uno dei suoi famosi allunghi ma riuscì a staccare l'avversario solo di pochi metri. Nel finale gli spettatori poterono assistere ad uno sprint mozzafiato, anche in ragione delle sterline consegnate agli allibratori. William Lang trionfò, precedendo l'americano di mezza yarda! Ma quando si trattò di misurare la distanza percorsa dai due nell'ora tornarono in ballo le 100 yards di handicap, e Deerfoot venne proclamato nuovo recordman del mondo. Egli aveva percorso in un'ora esatta la distanza di 11 miglia e 970 yards, pari a 18.588,8 metri.
Questa fu l'ultima gara inglese di Deerfoot, che poi rientrò negli Stati Uniti, ricco ma non pago di gare, che continuò a praticare più che altro sotto forma di esibizione. Morì nel 1890.
Il suo record dell'ora venne battuto solo nel 1904 dall'inglese Alfred Shrubb, un grandissimo, che dopo 41 anni fu capace di percorrere 167 yards più del Seneca.  
 
 
 

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