MAI CEDERE - diario di un piccolo maratoneta
Ho avuto l'onore ed il privilegio di curare la prefazione di questo manoscritto. Quella che leggerete di seguito è esattamente la prefazione stessa in apertura di testo. Ogni altra parola da parte mia sarebbe superflua. Cliccando sulla copertina del libro, invece, avrete accesso diretto al sito dell'editore, per effettuare l'acquisto online. Un consiglio: leggetelo.
Quest’incursione narrativa nel proprio io podistico, svela lati reconditi di un uomo qualsiasi: Giovanni Semeraro.
Come lui ama, ironicamente definirsi, il suo status di “medio man” travalica un epopea in cui la così detta normalità non viene relegata mai ad una condizione negativa, bensì vive una nuova stagione nella pratica continuativa della corsa. La corsa a piedi, per l’appunto. Questo desiderio di misurarsi con i propri limiti, intesi non come una serie di barriere oltre le quali spingersi obbligatoriamente, ma piuttosto come una nuova lente dalla quale focalizzare visioni di sé che emergono dalle gocce di sudore lasciate quotidianamente sull’asfalto. La corsa diventa un compagno di viaggio, un metro della propria crescita fisica ed umana, con il quale fare i conti in misura assai più estesa di quanto non lo permetta l’analisi che ognuno di noi opera sulla propria persona, attraverso gli strumenti convenzionali. Sofferenza, fatica, gioia, delusione, diventano stati d’animo che alterano inevitabilmente quel mirino focale sul quale si concentra la vista dei nostri gesti e amplificano gli stati d’animo. Giovanni, però, rimane stabilmente fermo su di un punto che salda inequivocabilmente la sua filosofia ed il suo rapporto d’amore con la corsa: “per dimostrare che le mie teorie sono esatte, non devo necessariamente demolire o denigrare quelle altrui”. Da qui si parte per entrare nell’intimo di un ultramaratoneta che costruisce le sue emozioni attraverso valori sani. Valori veri. L’amore per la moglie, la voglia di annusare costantemente la vita, il buon cibo, i viaggi. Uno scenario che si fonde in una metamorfosi ricca di suggestioni, dove la corsa cadenza quella ricerca, quel cantiere sempre aperto dove Giovanni studia sé stesso. La meraviglia della scoperta, le sensazioni che mente e corpo vivono in un binomio inscindibile, trasmettono un pathos unico al lettore, che spesso si ritrova coinvolto in stati d’animo comuni anche a chi non corre. L’universalità del concetto di libertà, trova poi nel paragone volo-corsa che Giovanni descrive da protagonista in prima persona, una delicata carezza ed una ricca interiorità, che lasciano un sapore raro sul palato di chi legge. Questo diario, come citavo all’inizio, potrebbero essere le annotazioni giornaliere di chiunque di noi, uomini che fanno delle proprie passioni un’esperienza in costante movimento. Ritengo che Giovanni Semeraro abbia avuto il merito di renderle libere, con un volo letterario semplice e nobile al tempo stesso
Andrea Accorsi