Olimpiadi antiche: che gare facevano?
Tutti più o meno sanno che le moderne Olimpiadi sono nate traendo spunto da quelle antiche, che si disputavano in Grecia, a partire dal 776 avanti Cristo, fino al 393 dopo Cristo, quando furono abolite dall'imperatore Teodosio.
Il primo vincitore è stato Antimachos di Dyspontios, che prevalse nell'unica gara disputata, cioè la corsa di velocità che si correva sulla distanza dello "stadio".
L'ultimo vincitore noto è invece un lottatore armeno, di nome Varazdat, figlio di Anop, che divenne re dell'Armenia nel 374 dC, dopo la morte di Pag.
Questo lottatore è anche l'unico vincitore di Olimpia di stirpe non greca. Infatti solo i Greci potevano gareggiare, sia che abitassero nelle città o villaggi del Gracia propriamente detta, sia che provenissero dalle colonie, comprese le più lontane. Bastava che parlassero greco in maniera comprensibile. Quelli che non ci riuscivano venivano infatti chiamati barbari, che significa più o meno "gente che non si capisce"
Il futuro re di Macedonia, Filippo, intese partecipare ai Giochi con alcuni suoi equipaggi ippici, ma venne escluso dagli ellanodici perchè ritenuto "barbaro". Si arrabbiò moltissimo e se ne andò giurando vendetta. Dopo qualche anno conquistò la Grecia con le sue falangi macedoni, ed allora gli ellanodici si accorsero che, tutto sommato, poteva essere ammesso...
Ma quali erano le competizioni che si disputavano in Olimpia?
Come è logico pensare, il programma tecnico subì molte variazioni nel corso della storia millenaria dei Giochi di Olimpia, ma nel periodo classico raggiunse una certa stabilità per cui è a quel periodo che ci rifacciamo per illustrare per sommi capi le gare che si facevano ad Olimpia.
Occorre dire subito che i luoghi di gara erano due: lo "stadio" dove si facevano tutte le gare che vedevano partecipare gli esseri umani, mentre nel vicino "ippodromo" di facevano le gare ippiche. In queste ultime venivano premiati non i cavalli, ma l'allevatore degli stessi (noi diremmo la scuderia) e l'auriga che aveva condotto in corsa l'equipaggio vittorioso. Per questo motivo capitò che in Olimpia vennero premiate delle donne, alle quali era proibito l'ingresso, in quanto proprietarie di un equipaggio vincente.
Il programma dello stadio era invece variegato e complesso. Oltre alle gare che noi definiamo di atletica, vi si disputavano anche quelle della lotta, pugilato e pancrazio, il pentahlon e le gare di contorno, tipo quella dei trombettieri e degli araldi che gareggiavano il primo giorno e si aggiudicavano il diritto di annunciare i vincitori.
E' una leggenda romantica invece la credenza che in Olimpia si gareggiasse solo per la gloria. Gli atleti migliori ricevevano grossi premi in denaro o in natura. Ad esempio in Atene i vincitori di Olimpia avevano diritto alla pensione a vita a carico dello Stato. Recentemente a Taranto è stata trovata una tomba contenente i resti di un atleta famoso ma di cui ignoriamo il nome (detto perciò l'Atleta di Taranto). Dai ritrovamenti e dalle iscrizioni si è capito che aveva vinto i Giochi Panatinaici (un'altra manifestazione molto importante) probabilmente nel pentathlon e che per quella vittoria aveva ricevuto in premio qualcosa come ottanta orci pieni d'olio, personalizzati con pitture che ricordavano la sua impresa. Già uno di questi oggetti era qualcosa di molto costoso, ma sappiamo che ciascuno conteneva una sessantina di chili d'olio. Fatevi il conto di quanto vale oggi, in euro.
Cominciamo dunque ad esaminare gara per gara il programma delle gare.
Lo Stadio. Era la gara principale, presente in tutte le edizioni dei Giochi. Si trattava semplicemente di una corsa di velocità, consistente in una volata da un capo all'altro dell'impianto. La forma del campo di gara era infatti molto diversa dalle piste attuali e consisteva in un lungo rettilineo dal fondo sabbioso. Partecipavano in venti e si partiva da una parte si arrivava dalla parte opposta. L'effettiva lunghezza della corsa non è conosciuta con precisione, in quanto il sito di partenza è stato individuato dagli scavi, mentre quello di arrivo veniva realizzato in legno di volta in volta e quindi poteva variare di qualche frazione di metro. Si ritiene tuttavia che la distanza più credibile fosse attorno ai 182 metri, o forse 184. Questa corsa era così importante che lo "stadio" (inteso come lunghezza) era la misura ufficiale adottata da tutte le città greche, anche se poi ognuna faceva riferimento al proprio impianto, per cui ci potevano essere delle differenze, comunque non molto rilevanti. Quello di Olimpia era il più lungo, in quanto misurato "a pede" personalmente da Eracle, che essendo grande e grosso aveva il piede più lungo di tutti. Per rispetto nessuna città greca costruì mai uno stadio più lungo di quello di Olimpia.
La partenza avveniva da una apposita striscia di pietra, sulla quale vennero scavate delle buchette, dove i corridori appoggiavano i piedi. Si suppone, anche in base alle raffigurazioni pittoriche che abbondano in specie sui vasi, che la partenza avvenisse in piedi, col corpo inclinato in avanti. Non si deve credere che questa posizione fosse particolarmente svantaggiosa rispetto a quella attuale. Prova ne sia che negli anni sessanta un velocita sud-africano ottenne tempi da record mondiale partendo appunto in piedi. La faccenda venne poi proibita perchè creava grossi problemi per i giudici di partenza. Il regolamento attuale prescrive infatti che l'atleta tocchi terra con tutti e quattro gli arti.
Si correva praticamente in corsia, in quanto il traguardo era costituito da una fila di pali (uno per ciascun concorrente) piazzati dal lato opposto.
La faccenda di correre nudi, invece, è una specie di leggenda, alimentata dalle raffigurazioni, ma nella realtà venne adottata solo per un breve periodo, quando la madre di un atleta si travestì da allenatore per seguire il figlio da vicino. Quando il ragazzo vinse, presa dall'entusiasmo, volteggiò oltre le recinzioni e nel farlo svelò la propria natura. A seguito di questo episodio venne introdotta la regola della nudità ma pare che avesse vita breve.
Altra particolarità è che nelle Olimpiadi Antiche non si disputavano batterie. I migliori atleti arrivavano in Olimpia con molto anticipo e qui si sottoponevano ad un vero e proprio "stage" da parte degli "ellanodici" (giudici di gara), che sceglievano poi coloro che erano degni di partecipare, anche in base a numerose prove di selezione.
Il Diaulo. Come dice il nome si trattava del doppio stadio, cioè circa 364 metri, paragonabile quindi ai nostri 400 metri, ma con una notevole difficoltà in più. Infatti i corridori, dopo una partenza del tutto simile alla precedente, una volta raggiunta l'estremità opposta dello stadio, dovevano girare attorno al proprio palo e tornare indietro. In questa gara, come si intuisce, era molto importante la distribuzione delle forze, il che dava origine ad una vera e propria tattica di corsa. Il filosofo Pitagora si occupò diffusamente di queste faccende. Oltre a dare consigli sull'allenamento e l'alimentazione, suggerì una vera e propria tecnica per effettuare il giro attorno al palo, consistente in una accelerazione prima della svolta, seguita da un rilancio della velocità dopo il giro, fatto correndo il più raccolti possibile con passi brevi, per poi distendere la falcata in progressione fino al traguardo.
I migliori corridori gareggiavano, nello stesso giorno, sulle due distanze e spesso le vincevano entrambe.
La Corsa con le armi. In questo caso i concorrenti gareggiavano armati, come fossero in guerra, con gambali, armatura. elmo e scudo, ma senza armi... a scanso di eccessivi furori agonistici! Naturalmente tale attrezzatura era studiata apposta per la gara, come certi zainetti dei giorni nostri. La gara venne introdotta su richiesta degli spartani e costituiva una sorta di loro specialità. La distanza di questa corsa non è nota, ed è probabile che potesse variare nel corso del tempo, tuttavia possiamo supporre che si trattasse di una corsa breve, di velocità prolungata. Lo capiamo dal fatto che molto spesso, nel lungo elenco dei vincitori di Olimpia, troviamo lo stesso nome di un vincitore già citato per le due precedenti distanze.
In questa gara troviamo una traccia di quella che era stata una forza militare fondamentale: quella dei corridori con armamento leggero. Pensiamo un attimo ad una battaglia dell'antichità: lo strumento bellico più potente era il carro da guerra e la forza adatta a contrastarlo era quella della fanteria leggera: seguivano i carri di corsa e scagliavano i loro corti giavellotti mirando ai cavalli. Quando il carro era neutralizzato si gettavano sull'auriga e l'arciere. A loro volta, come contro-mossa, i carri su muovevano protetti da uno stuolo di corridori che li affiancavano.
Il Dolichos. Era questa la seconda gara più importante del programma delle corse a piedi. Non conosciamo la sua lunghezza, che si pensa potesse variare sensibilmente da un'edizione all'altra. Come tutti i popoli antichi, anche i greci avevano una notevole propensione per le corse lunghe. Il fatto è che abitavano un territorio montuoso, dove il cammino fra una città e l'altra, anche se vicine, era tortuoso e difficile e dove i cavalli erano un oggetto raro, costosissimi, e non venivano certo sprecati per i normali trasferimenti. Nacque così la professione dell'emerodromo, cioè una persona capace di correre per tutto il giorno, che si guadagnava il pane portando a domicilio messaggi ed anche merci leggere.
D'altra parte sappiamo che l'addestramento dei giovani spartani prevedeva la capacità di fare il giro del vicino monte Taigeto, di corsa ed in un solo giorno.
Ma in Olimpia tutti questi chilometri probabilmente non vennero mai percorsi, anche per evitare la noia degli spettatori. Esisteva inoltre la complicazione di dover andare avanti e indietro girando attorno ai famosi pali di cui sopra. Gli studiosi concordano nel dire che probailmente il dolichos si correva su una distanza vicina ai nostri 5000 metri, che pare la più credibile. Vale la pena di aggiungere che dopo la conquista della Persia, prevalse però l'uso orientale di correre in gruppo girando attorno al campo di gara, come facciamo noi, e che questa modalità di gara condusse probabilmente ad un allungamento della distanza.
Rispetto alle gare di fondo dobbiamo annotare un'altra curiosità. I greci ritenevano infatti che i corridori migliori fossero quelli nati e cresciuti in montagna, in alta quota, e segnatamente quelli provenienti dal monte Ida, che si trova a Creta. A modo loro, forse non avevano tutti i torti!
La Corsa di ragazzi. Era una delle gare giovanili comprese nel programma delle Olimpiadi Antiche, altra sensibile differenza con le nostre. Si trattava, come si intuisce, di una semplice gara di velocità, certamente disputata su di una distanza inferiore di un terzo rispetto allo stadio degli adulti, ma anche in questo caso non abbiamo notizie certe al riguardo.
Il fatto è che i cronisti dell'epoca si dilungavano volentieri a descrivere le imprese degli atleti più famosi, anche a pagamento, ricorrendo spesso ad iperboli esagerate, per cui si sprecano i dischi ed i giavellotti che si incendiano in volo tale era la forza con cui venivano scagliati, prima di perdersi fra le nuvole... Oppure lottatori così forti che erano capaci di uccidere un toro con un pugno in testa, o ancora corridori così veloci che era difficile vederli ad occhio nudo, e via andare... ma niente notizie "tecniche"
Nella prossima puntata tratteremo del pentathlon, e a questo proposito vedremo che i problemi di interpretazione non mancheranno, anzi, per alcune gare, come il salto, sono tuttora irrisolti.