Tarahumara: indios nella leggenda
di Franco Anichini
Ogni popolo della Terra può rintracciare nelle proprie origini alcuni rituali collettivi di iniziazione che servivano per inserire i giovani a pieno titolo nella società degli adulti e a rafforzare il senso di identificazione nel gruppo umano in questione.
Alcuni di questi rituali sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, magari fortemente trasformati, ed hanno dato origine a molte di quelle attività che noi comprendiamo nella grande categoria degli sports.
I giochi sportivi greci e romani avevano in origine questa funzione, così come quelli celtici, responsabili, ai giorni nostri, della nascita di alcune specialità dell’atletica, quali il salto triplo, il lancio del martello ed il salto con l’asta. I rituali risalenti a popolazioni rimaste almeno parzialmente isolate dal tritacarne culturale della globalizzazione sono invece ancora oggi osservabili nella loro forma pressochè originaria e contengono un fascino del tutto particolare, basato sugli echi emotivi che sono capaci si suscitare.
Le tradizioni basate sulla corsa sono fra le più diffuse, talvolta anche in forme piuttosto singolari. Si tratta di un fatto del tutto naturale, dal momento che la capacità di muoversi molto a lungo, coprendo grandi distanze, era un elemento di sopravvivenza importante, per alcune popolazioni addirittura più significativo delle doti guerresche, che spesso sono alla base di queste celebrazioni.
In questo ambito per chi si occupa di podismo è stato molto emozionante scoprire un particolare rituale di corsa praticato dal gruppo etnico dei Tarahumara, una popolazione india stanziata nella zona nord-ovest della Sierra Madre, nello stato di Chihuahua, in Messico.
I Tarahumara, che sarebbe più corretto chiamare col nome che loro dànno a sé stessi e cioè Raramuri, una volta l’anno celebrano il “rarajipan”, una festa collettiva che coinvolge l’intera popolazione, circa 50.000 persone che abitano nei dintorni della suggestive cascate di Basaseachi, un salto d’acqua spettacolare lungo il corso del fiume che forma il Copper Canyon.
Si tratta semplicemente di questo: viene presentata ai giovani virgulti una normale palla di gomma, colorata vivacemente per essere individuata anche in mezzo alle rare sterpaglie ed ai sassi della natura semi-desertica del luogo. Il primo ragazzo tira un calcio alla palla, mandandola il più lontano possibile e quindi tutti quanti si mettono a correre per raggiungerla. Nuovo calcio e nuova corsa, poi ancora ed ancora, per una distanza complessiva di oltre 200 km. Coloro che completano la prova possono considerarsi degli adulti e mettere su famiglia.
L’intero popolo Tarahumara segue la corsa, illuminando il terreno con torce durante la notte, rifocillando i corridori con bevande… energizzanti e cibi calorici e ben digeribili, in genere focacce di mais a base di pinoli. Naturalmente non manca la musica, con canti e balli, e l’incitamento, di grande efficacia, delle faciulle, aspiranti spose. Infatti il vincitore di solito sposava la più bella del villaggio.
L'intera faccenda dura un paio di giorni.
Ai tempi nostri questa tradizione ha dato vita ad alcune gare di ultra-maratona, fra le quali quella che si disputa nel marzo di ogni anno, con partenza ed arrivo nella cittadina di Caballo Blanco, sulla distanza di circa 50 miglia (80 chilometri) e percorso di grande suggestione comprendente la famosa cascata Basaseachi.
E’ lecito attendersi che da questa popolazione possano emergere dei corridori di grandi capacità, anche in termini moderni. In effetti alcuni corridori Tarahumara si sono fatti onore più volte nelle più famose gare trail degli Stati Uniti, quali la 100 miglia Leadville, ma si mostrano riluttanti a cimentarsi nelle distanze e condizioni classiche a cui noi siamo più abituati, per cui riesce difficile apprezzarne il valore tecnico espresso in termini moderni.
Tuttavia un’idea della forza di questi corridori ce la può dare la lista dei battuti. Basti dire che la gara del Copper Canyon drl 2007 è stata vinta del ventiquattrenne tarahumara Arnulfo Quintare, in 6 ore e 41, davanti all’americano Scott Jurek, grande protagonista della Spartathlon e nominato, nel 2005, corridore dell’anno nel suo Paese. Altri tarahumara, quali Juan Herrera, Victoriano Churro e Cerrildo Chacarito hanno negli scorsi anni vinto le più prestigiose 100 miglia trail degli Stati Uniti, gare a loro volta affascinanti e durissime.